Così incarto la ripresa

Articolo pubblicato su “La Stampa” il 21/06/2022 a cura di Paolo Griseri

Al primo figlio toccò il mulino, al secondo l’asino. Il terzo non ebbe che il gatto: ma era un gatto con gli stivali. Silvia Stupino sorride: «Eh sì, un po’ è capitato così anche a me». Come nella favola, l’eredità meno considerata è diventata un vero tesoro. All’inizio degli anni Duemila Silvia ha rilevato il ramo dell’azienda familiare che produceva sacchetti per il confezionamento di alimenti, principalmente caffè. Un ramo allora considerato povero e meno redditizio rispetto al core business del confezionamento in scatola, il packaging alimentare più importante. «In famiglia non mi davano molte chances ma alla fine ce l’ho fatta. Mio papà mi diceva: “Chi te lo fa fare? Sei incinta della tua terza figlia. Resta a casa, fai la mamma”». Oggi il gatto con gli stivali è diventato un’azienda con quaranta persone in produzione e otto donne a occuparsi della grafica e delle decisioni strategiche, dal design alla conduzione dell’azienda, la Rca imballaggi flessibili. Un successo.

Non è stato per niente facile. Soprattutto nell’ultimo decennio. La crisi finanziaria arrivata dall’America intorno al 2010, il blocco produttivo causato dalla pandemia nel 2020 e ora l’incertezza legata agli effetti della guerra, hanno finito per rendere accidentata la navigazione della Rca. Ma anche stimolante. Silvia la racconta come un’avventura: «Una notte ci hanno chiamato di corsa. La tipografia che ci produceva materialmente i sacchetti era andata a gambe all’aria, fallita. Non poteva più andare avanti. Stavano per arrivare gli ufficiali giudiziari a mettere i sigilli agli impianti. Una parte dei macchinari era nostra. Ed era strategica. Erano gli stampi dei sacchetti, quelli che avevamo realizzato noi, con la nostra grafica, il cuore della nostra produzione. Ho preso un camion in fretta e furia. Siamo arrivati nel buio, in tempo per caricare il materiale e portarlo in un’altra tipografia». Incerti del mestiere di manager. Cui si sono aggiunti gli effetti della pandemia: «Devo confessare che sulla nostra produzione la pandemia non ha avuto un impatto particolarmente negativo. Non solo perché con le persone costrette in casa i consumi alimentari sono cresciuti ma anche perché nel frattempo eravamo entrati in un nuovo settore produttivo, quello delle bustine per le salviette umidificate. Dove i margini sono più bassi ma il fatturato è molto alto. Con la conseguenza che, a differenza di altri, non abbiamo avuto diritto a ristori (e ci abbiamo perso)».

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